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Apricena, l’arte dei soprannomi: nomi che raccontano le famiglie

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Ogni piccolo paese italiano vive sulle tradizioni popolari, spesso non scritte, che scandiscono la vita di ogni giorno. Tradizioni che sono sinonimo di casa, pace, interiorità e stabilità. I soprannomi, vero brand che ti porti dietro a vita, spesso anche al di fuori del paese. Apricena non ne è esente, per sapere davvero chi sei, il cognome  non basta serve il soprannome. È quello che ti identifica subito, che ti colloca in una famiglia, in una storia, in una rete di legami che tutti in paese conoscono. Gli anziani ti chiedono: “ A chi appartieni”? – E appena la genia viene svelata ritornano le gesta di almeno quattro generazioni. Il singolo non vale come entità. Ogni bambino appena nato ha almeno quattrocento anni di storia. Nel tessuto sociale del paese, i soprannomi rappresentano una vera e propria carta d’identità collettiva. Non si tratta di semplici appellativi: sono etichette cariche di storia, memoria e identità, tramandate di generazione in generazione. Le origini di questi appellativi sono le più varie. Alcuni derivano da antichi mestieri — contadini, scalpellini, artigiani — altri da caratteristiche fisiche o tratti caratteriali di un capostipite. In certi casi, nascono da episodi curiosi o aneddoti tramandati oralmente, che col tempo si trasformano in segni distintivi permanenti. Si spazia dallo sbeffeggio, in senso bonario, all’esaltazione di particolari qualità. Senza dubbio l’appellativo più gagliardo è fattore o fattò nel dialetto locale.

Il  soprannome non appartiene solo a una persona, ma a tutta la famiglia: figli, nipoti e pronipoti lo ereditano come un marchio invisibile, capace di raccontare una storia senza bisogno di spiegazioni.  È una specie di carta d’identità non scritta, che funziona meglio di qualsiasi anagrafe. Nonostante i cambiamenti sociali e culturali, ad Apricena questa usanza è ancora viva. Continua a essere utilizzata nelle conversazioni quotidiane, nelle piazze, tra amici e conoscenti. È un patrimonio immateriale che resiste, mantenendo saldo il legame tra passato e presente.
“ Si Bell’ paes’, mi pchè so’ figghj a te: ogni cuore che batte qui porta la tua storia, ogni volto custodisce le radici di generazioni, e insieme continuiamo a camminare sulle tue strade, orgogliosi di appartenerti”
Cosima Potenza