Sono una sognatrice. E rivoglio il vecchio calcio.
Fa male dirlo, ma la storia della Nazionale italiana è diventata una storia amara: un’altra sconfitta, l’ennesima. Un calcio che non riesce più ad emergere, che da tempo manda segnali preoccupanti. Calciatori, allenatori, dirigenze: sembra si sia perso qualcosa di fondamentale, quell’entusiasmo autentico di vincere, di lottare, di regalare emozioni vere.
Dove sono finiti i nostri eroi? Maldini, Baresi, Del Piero, Totti… nomi che facevano battere il cuore, che ci tenevano incollati davanti allo schermo, pronti a gridare “goal!” come fosse una liberazione.
E dov’è finito il rito delle domeniche? Gli amici riuniti, le magliette, le sciarpe, le urla, le speranze condivise. Il calcio era molto più di uno sport: era appartenenza, passione, sogno. I calciatori erano miti, eleganti e lontani, ma capaci di farci sentire parte di qualcosa di grande.
Oggi tutto questo sembra svanito. Il calcio ha perso il suo valore primordiale, la sua magia. È diventato industria, spettacolo costruito, immagine da vendere. Uno specchio di una società che rincorre visibilità sui social, fatta di like e contenuti vuoti, sempre più distante dall’autenticità.
Viviamo un tempo in cui tutto appare stagnante, privo di slancio, incapace di guardarsi dentro e migliorarsi.
E allora sì, il mio augurio è semplice ma forte: tornare a puntare sui giovani, su chi ama il calcio per quello che è davvero. Su chi preferisce incantare in campo piuttosto che apparire sui social.
Rivoglio un calcio vero. Un calcio fatto di emozioni, sacrificio e voglia di vincere.
Rivoglio, semplicemente, il calcio di una volta.
ANNA MARIA COCCIARDI




