Sanità in affanno: la Capitanata tra pronto soccorso pieni, carenza di medici e lunghe liste d’attesa.
La sanità pugliese sta attraversando una fase particolarmente delicata, e la provincia di Foggia ne rappresenta uno dei fronti più critici, con ricadute evidenti anche su realtà come Apricena.
In Capitanata, l’emergenza sanitaria non riguarda soltanto i tempi di attesa nei pronto soccorso, ma coinvolge la tenuta complessiva del sistema: personale insufficiente, difficoltà nel reperire medici di emergenza-urgenza, pressione crescente sul 118, reparti spesso saturi e cittadini costretti a percorsi di cura sempre più complessi, che talvolta portano anche a scelte di ricovero fuori regione.
Il nodo principale resta quello degli organici.
La stessa Regione Puglia ha riconosciuto la carenza di professionisti nei servizi di emergenza-urgenza e nel 118, ambiti ormai poco attrattivi per le nuove leve chiamate a scegliere il proprio percorso specialistico. Non a caso, alcuni mesi fa, il Policlinico Riuniti del capoluogo dauno ha bandito un concorso per 19 dirigenti medici nella disciplina, segnale evidente di un fabbisogno strutturale ancora aperto.
A questa fragilità si aggiunge la pressione sui pronto soccorso, per la quale sono state annunciate misure finalizzate a ridurre le attese ed a migliorare la gestione dei posti letto, anche attraverso consulti più rapidi e dimissioni più tempestive quando le condizioni cliniche lo consentono. Tra le soluzioni indicate vi è l’estensione del modello di “bed management”, già sperimentato al Policlinico di Bari, per monitorare in tempo reale la disponibilità dei posti e dare priorità ai casi più urgenti.
Il problema, però, non è solo organizzativo. Le liste d’attesa continuano a rappresentare una criticità diffusa, sia nel nostro territorio sia nel resto della Puglia: quando l’accesso all’assistenza territoriale – medici di famiglia, continuità assistenziale, ambulatori e servizi di prossimità – diventa lento, discontinuo o complicato, molti cittadini finiscono per rivolgersi impropriamente ai pronto soccorso, aggravando ulteriormente strutture già sotto stress.
Sul piano regionale, la Giunta pugliese ha stanziato 44 milioni di euro proprio per le indennità del personale dei pronto soccorso, riconoscendo il peso del lavoro svolto in condizioni di particolare esposizione e sacrificio. Si tratta di un intervento importante ma, da solo, non risolutivo: senza nuove assunzioni, un rafforzamento della medicina territoriale e percorsi di accesso più ordinati, l’emergenza rischia di diventare una condizione permanente.
La provincia di Foggia, con la sua estensione e una popolazione distribuita in modo disomogeneo, sconta più di altri territori il peso di queste criticità: per questo la questione sanitaria non può essere ridotta a un problema di singoli ospedali, ma dev’essere affrontata come sfida di programmazione, che porti innanzitutto a servizi di prossimità più solidi e quindi ad una tutela effettiva del diritto alla cura per tutti.
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