Il mese di Aprile ad Apricena era una stagione dell’anima. I sabati scandivano il tempo della comunità, infatti, generazioni di cittadini si ritrovavano presso il Santuario dell’Immacolata. Prima della messa, i prati attorno al santuario si riempivano di giovani e famiglie si avviavano molto prima della celebrazione della Santa Messa per trascorrere alcune ore all’aria aperta. Non era solo una semplice attesa: era un momento di libertà e socialità. Si stendevano coperte sull’erba, si condivideva il cibo portato da casa , i ragazzi arrivavano in gruppo, spesso con una radio o un piccolo stereo: la musica riempiva l’aria, accompagnando quei momenti di libertà che precedevano la messa. Era lì, tra un panino condiviso e una canzone cantata a memoria, che si intrecciavano le prime amicizie importanti e nascevano i primi amori, semplici e intensi, destinati a restare impressi nella memoria. Era un tempo diverso, in cui le ore scorrevano con serenità e senza fretta. Ci si incontrava davvero: si parlava guardandosi negli occhi, senza distrazioni, senza schermi. Bastava una parola, una risata, una pacca sulla spalla o un abbraccio per sentirsi parte di qualcosa. I rapporti erano diretti, autentici, costruiti su una presenza reale. Oggi tutto questo sembra lontano. La recinzione del santuario, necessaria dopo gli atti vandalici, ha segnato la fine di quella spontaneità. Resta la celebrazione religiosa, ma si è persa quella dimensione fatta di contatto umano, di gesti semplici e sinceri. Un patrimonio di emozioni che continua a vivere nei racconti di chi c’era, custodi di una tradizione che merita di non essere dimenticata.
Cosima Potenza




