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Apricena, l’oro verde soffocato dal silicio: «Siamo una colonia energetica»

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L’ALLARME – Ettari di suolo agricolo convertiti in distese di pannelli fotovoltaici. Il territorio di Apricena rischia di perdere la sua identità produttiva per favorire interessi colossali che lasciano briciole alla comunità locale.

APRICENA – Il paesaggio delle distese di grano e degli uliveti sta scomparendo, sostituito da una scacchiera specchiata che non produce cibo, ma profitti per pochi. Ad Apricena scoppia il caso del consumo eccessivo di suolo agricolo, sacrificato sull’altare di una transizione energetica che somiglia sempre più a una “colonizzazione” industriale.

I punti critici della “invasione”

Il malcontento cresce tra agricoltori e cittadini, che vedono la propria terra trasformarsi in una batteria a cielo aperto a beneficio di altri. Ecco i nodi principali della vicenda:

  • Addio alla vocazione agricola: Terreni fertili, un tempo destinati a prodotti d’eccellenza, vengono blindati da recinzioni e pannelli, rendendo impossibile la coltivazione e il pascolo.
  • Sfruttamento senza ricadute: Grandi gruppi d’investimento estranei al territorio estraggono valore dal sole di Capitanata, ma i benefici in bolletta per i residenti restano un miraggio.
  • Identità a rischio: Tradizioni secolari — come la raccolta degli asparagi selvatici o l’allevamento ovino — perdono il loro habitat naturale, soffocate dal silicio.

“Non siamo contro le rinnovabili, ma contro il sacrificio selvaggio della nostra terra. Apricena non può essere ridotta a un terreno di conquista per multinazionali.”

Un futuro da riscrivere

La domanda che la comunità pone alle istituzioni è chiara: perché non installare il fotovoltaico su aree industriali dimesse o cave esaurite invece di distruggere il suolo produttivo? Senza una pianificazione rigorosa, il rischio è che di Apricena resti solo il nome sulle mappe energetiche, mentre le sue radici agricole e culturali vengono estirpate per sempre.