APRICENA – Esiste un momento, nel cuore della primavera apricenese, in cui il rumore della quotidianità svanisce per lasciare spazio al battito lento di una comunità che si ritrova intorno ai suoi simboli più cari. Il Venerdì Santo 2026 si conferma, ancora una volta, come l’evento più intenso e sentito del calendario liturgico cittadino, un rito che trascende la semplice celebrazione religiosa per farsi identità e memoria collettiva.
Il Cammino del Dolore: La Processione Cittadina
Il fulcro della giornata è stata la suggestiva processione dei simulacri del Cristo Morto e dell’Addolorata. Nel pomeriggio, quando le ombre iniziano ad allungarsi sulle pietre bianche della nostra città, le Confraternite usciranno solennemente per scortare le statue lungo le vie principali.
È una rappresentazione plastica di rara bellezza drammatica: da un lato la figura composta e tragica di Gesù, adagiato nel lutto, e dall’altro il volto rigato dal pianto della Vergine, avvolta nel suo manto nero. Un binomio che da secoli commuove generazioni di apricenesi.
Una Via Crucis Itinerante
Quest’anno, il percorso processionale si è trasformato in una Via Crucis itinerante. Non una semplice marcia, ma un cammino spirituale scandito da soste di meditazione. In punti strategici del paese, la comunità si fermerà per riflettere sulle stazioni della Passione, trasformando il centro abitato in un palcoscenico di preghiera a cielo aperto.
“Il Venerdì Santo non è solo un ricordo storico, ma un momento in cui la città si guarda dentro, riscoprendo nei simboli del dolore una speranza comune.”




