Un tempo il piazzale della villa comunale di Apricena era molto più di un semplice spazio urbano: era un punto di riferimento, un crocevia di vite, amicizie e storie che si intrecciavano ogni sera. Bastava uscire di casa per ritrovarsi immersi in un’atmosfera viva, fatta di risate, chiacchiere e progetti improvvisati. Le comitive arrivavano senza bisogno di accordi preventivi. Bastava la consuetudine. C’era un appuntamento fisso, ogni giorno, sempre alla stessa ora, non servivano messaggi né conferme: la comitiva era già lì. Aspettava. Ed era come tornare a casa. Per tanti giovani, quella comitiva rappresentava molto più di un gruppo di amici. Era una seconda famiglia. Un punto fermo in giornate che cambiavano, un rifugio fatto di volti familiari, di abitudini rassicuranti. Ognuno arrivava sapendo che avrebbe trovato qualcuno pronto ad ascoltare, a scherzare, a condividere semplicemente il tempo.C’era una ritualità silenziosa ma potente: lo stesso luogo, lo stesso orario, le stesse persone. Eppure ogni sera era diversa. Si parlava di tutto e di niente, si decideva all’ultimo momento cosa fare, si organizzavano feste nei garage, si allargava il gruppo con nuovi amici. Tutto nasceva lì, in modo naturale.Si parlava, si rideva, si costruivano relazioni reali. Da lì nascevano inviti per feste nei garage, serate improvvisate, momenti che diventavano ricordi destinati a durare nel tempo. Era una socialità concreta, fatta di presenza fisica e partecipazione spontanea. Oggi quella scena sembra lontana. I ritmi sono cambiati, le abitudini, il tempo libero dei giovani si è spostato dai luoghi fisici ai display dei cellulari e dei tablet. Chat, social network, giochi online e video diventano il principale modo di passare il tempo. Si comunica di più, certo, ma si perde il contatto reale: gli sguardi, le risate condivise, persino il silenzio vissuto insieme. La presenza fisica, prima naturale e continua, è stata sostituita da notifiche e schermi luminosi. I giovani continuano ad avere amici, ma raramente vivono quel senso di presenza costante. Le comitive si sono fatte più fluide, meno stabili. L’attesa — quella vera, fatta di persone sedute su una panchina — è stata sostituita da una notifica. Le relazioni si sono fatte più “leggere”, spesso legate al momento o all’occasione. Ci si vede, ma più raramente con quella regolarità che trasformava un gruppo di amici in qualcosa di stabile e profondo. Forse non si tratta di tornare indietro, ma di riflettere su cosa si è perso lungo il percorso. Si è persa la presenza reale. Gli sguardi, le risate condivise nello stesso momento, il silenzio vissuto insieme senza bisogno di riempirlo. Oggi si comunica tanto, ma spesso manca quella profondità che nasce solo stando fisicamente accanto. E poi si è perso il valore dell’attesa. Quella vera: arrivare e trovare qualcuno che ti aspettava davvero. Non una notifica, ma una persona. Infine, si è perso qualcosa che è difficile da spiegare ma facile da sentire: la crescita condivisa. Nelle comitive si imparava a vivere insieme agli altri, a discutere, a ridere, a superare piccoli conflitti. Era una palestra di vita, quotidiana e concreta. La vera sfida è trovare soluzioni che permettano di coniugare il mondo digitale con la socialità reale.La soluzione non è cancellare il display, ma usarlo come ponte verso nuove forme di comunità. Apricena può diventare un esempio di equilibrio tra digitale e presenza fisica. Laboratori, club giovanili e spazi culturali possono integrare strumenti digitali e attività concrete, trasformando smartphone e tablet in strumenti di creazione e condivisione. Progetti educativi, corsi e iniziative sui social network possono insegnare ai ragazzi a comunicare responsabilmente, gestire il tempo davanti agli schermi e sviluppare relazioni positive. Eventi interattivi, hackathon, tornei e laboratori artistici o tecnologici permettono di unire mondo online e incontri concreti, mentre programmi di mentorship tra pari stimolano i giovani a guidarsi e supportarsi reciprocamente. In questo modo, il digitale non diventa sostituto della vita reale, ma ponte per nuove forme di comunità.
Cosima Potenza




