Dietro l’entusiasmo e la retorica della “progettazione partecipata”, è difficile non cogliere una contraddizione profonda nel modello di sviluppo che si sta delineando per Apricena. Una città storicamente conosciuta come “città della pietra”, custode di una identità forte legata alla lavorazione e alla cultura del territorio, rischia oggi di trasformarsi progressivamente in una “città delle rotatorie”. L’iniziativa che ha coinvolto gli studenti dell’I.I.S. Federico II di Apricena rappresenta un’esperienza formativa importante. Tuttavia, il punto non è la qualità del lavoro svolto dai ragazzi, né il valore educativo del percorso, ma la direzione politica e urbanistica che si continua a perseguire. Si parla di futuro, di visione, di spazio pubblico, ma nella pratica si insiste ancora una volta su interventi che comportano nuova cementificazione. “Apricena non ha bisogno di moltiplicare rotatorie spiegano alcuni ambientalisti della città -, per apparire moderna. La modernità non si misura in metri cubi di cemento o nel numero di snodi stradali ridisegnati, ma nella capacità di recuperare, valorizzare e rendere vivi gli spazi esistenti. Continuare a occupare suolo, spesso senza una reale necessità funzionale, significa impoverire il paesaggio urbano e allontanarsi da un’idea sostenibile di città”. Il coinvolgimento delle nuove generazioni dovrebbe servire proprio a immaginare alternative: più verde, più mobilità dolce, più rigenerazione urbana. Invece, si rischia di trasmettere un messaggio opposto, ovvero che l’unica risposta possibile ai bisogni del territorio sia ancora e sempre costruire. La presenza delle istituzioni, dal sindaco Antonio Potenza agli assessori, testimonia una volontà di dialogo che va riconosciuta. “Il dialogo secondo alcuni educatori -, deve tradursi in scelte coraggiose, capaci di rompere con logiche ormai superate. Altrimenti, anche le migliori esperienze partecipative rischiano di diventare strumenti per legittimare decisioni già prese”. Pertanto per i contrari alla cementificazione. se davvero si vuole costruire la Apricena di domani, allora bisogna cambiare paradigma: da città della pietra a città della qualità urbana, non a città delle rotatorie. Perché il futuro non si progetta solo disegnando nuove infrastrutture, ma scegliendo con attenzione cosa non costruire.
A.C.




