Home Comunicati SOCCIO: UN PAESE NON È LIBERO SE LA GENTE HA PAURA DI...

SOCCIO: UN PAESE NON È LIBERO SE LA GENTE HA PAURA DI FARSI VEDERE

353

LA LIBERTÀ COMPROMESSA

In un paese la libertà si misura da una cosa semplice: da chi ti viene a stringere la mano quando sa che il giorno dopo c’è da pagare il conto.

E qui il conto è alto. Troppo alto.

Perché succede una cosa che non dovrebbe succedere mai: hai persone che ti vogliono bene. Ti stimano. Ti scrivono “ci sono”. Poi arriva l’evento. Arriva la festa. Arriva il momento di farsi vedere. E quella stessa persona resta seduta.

Non per indifferenza. Per paura.

Paura di varcare una porta. Paura di una foto. Paura di un “mi piace”. Perché, se vieni dalla parte sbagliata, il giorno dopo paghi il conto.

Pagano tutti, anche gli anziani. Quelli che hanno costruito questo paese con le mani, che hanno visto nascere ogni strada e ogni piazza. Loro dovrebbero entrare ovunque a testa alta. Invece si fermano sulla soglia, sorridono da lontano e tornano indietro. Pagano quelli che lavorano, che hanno una famiglia da mantenere. E capiscono da soli, da una battuta, da un “ah quindi c’eri anche tu” detto il lunedì mattina, che certe porte è meglio non varcarle.

Così impari cos’è la mancanza di libertà vera. Non è scritta da nessuna parte. È il silenzio che ti viene suggerito. È lo sguardo che si ferma sulla soglia.

Basta sapere che un’immagine, una stretta di mano, una presenza, diventano ” lista nera”.

Il risultato? Tavoli pieni e un tavolo vuoto. Sempre. Vuoto non perché nessuno voglia sedersi. Vuoto perché sedersi costa. Costa il lavoro. Costa la pace. Costa il diritto di restare.

E allora la gente sceglie il silenzio. Gli anziani abbassano lo sguardo e tornano indietro, anche se quella è casa loro. Chi lavora sorride da lontano e dice “ci vediamo dopo”. Tutti restano al loro posto. Non per vigliaccheria. Per necessità.

Ma una comunità che costringe i suoi figli migliori a scegliere tra l’amicizia e la sopravvivenza, quella comunità è malata. Una comunità che fa fermare i suoi anziani sulla porta, quella comunità ha perso la bussola.

La libertà non è gridare. La libertà è più piccola: è poter invitare tutti senza che nessuno abbia paura di venire. È poter pubblicare una foto senza pensare al giorno dopo. È poter dire “vengo perché mi va”, non “vengo perché posso permettermelo”.

Finché un saluto avrà un prezzo, finché una presenza sarà un rischio, finché gli anziani dovranno chiedere il permesso per fare festa, allora questo paese non sarà libero. Avrà le piazze, avrà le luci, avrà la musica. Ma gli mancherà la cosa più importante: il coraggio di riempire tutti i tavoli.

E quel tavolo vuoto, lì in mezzo, è l’accusa più dura. È il silenzio di chi non può venire. È la risposta a tutte le parole.

ADA SOCCIO – CONSIGLIERE COMUNALE