PRESENTAZIONE LIBRO MICHELE EMILIANO: L’ALBA DI SAN NICOLA – SAN SEVERO 12.05.2026
RINGRAZIAMENTI: LIBRERIA ORSA MINORE, MICHELE E LA SUA FAMIGLIA…
CANTINE D’ARAPRI
Ci sono storie in cui la verità aspetta di essere scoperta, e altre in cui aspetta di essere contenuta. Questa è una di quelle. Non è chiaro, all’inizio, che tipo di libro sia L’alba di San Nicola (Solferino) di Michele Emiliano. Si presenta come un romanzo storico, e in effetti lo è: una ragazza uccisa all’alba, una città che si sveglia dopo la festa, un’indagine che comincia per dovere. Basta poco però – un dettaglio, un bottone stretto nella mano della vittima – e la storia cambia. Si inclina, diventa più ambigua. Si potrebbe dire che è un giallo. È una definizione comoda. Nei gialli la verità emerge, si organizza, prende forma. Qui la verità appare e subito pesa, come quando, in un pomeriggio di primavera al mare, una pietrolina ti finisce nel mocassino. Potresti ignorarla e camminarci. Eppure, che tu lo voglia o no, arriva un momento in cui sei costretto a fermarti.
Il sospetto
Il bottone è un oggetto minuscolo, eppure basta a spostare tutto. Forse appartiene a un militare. E se appartiene a un militare, allora il delitto riguarda l’esercito. Se riguarda l’esercito, riguarda lo Stato. Il passaggio è immediato. Irreversibile. È qui che il romanzo si rivela: una storia che, prima dei colpevoli, richiama le responsabilità. I personaggi – carabinieri, ufficiali, magistrati – continuano a indagare, ma con una consapevolezza
nuova. Capire resta SEMPRE necessario. Decidere cosa fare di ciò che viene fuori diventa centrale. Questa prudenza ha qualcosa di automatico. Un riflesso. Come se esistesse una soglia precisa, e tutti sapessero dove si trova.
Quel bottone stretto nella mano di Anna appartiene alla stessa famiglia simbolica della fioriera messa a Bari vecchia, quando l’Emiliano sindaco chiuse l’accesso alle auto per segnare fisicamente il ritorno del controllo pubblico in un quartiere conteso. Oggetti poveri, banali, che decidono chi comanda uno spazio. Uno è lo Stato che si difende. L’altra è lo Stato che prova a riprendersi un territorio. In mezzo, la vita pubblica di Michele Emiliano.
Il sistema
A questo punto la domanda cambia. Riguarda l’origine di questo sguardo. L’autore ha attraversato le istituzioni in più forme: magistrato, sindaco, presidente di regione. Non ha mai davvero cambiato postura. Ha spostato il campo d’azione. Ha continuato a muoversi dentro strutture che chiedono rigore e insieme impongono limiti. Questa esperienza entra nell’opera. Organizza il modo in cui la storia si muove. Lo Stato qui non è un principio astratto. È un comportamento. Reagisce. Si protegge. Si adatta. I suoi rappresentanti non appaiono corrotti, piuttosto allenati. Hanno imparato a muoversi in uno spazio dove ogni verità ha un peso. E ogni peso va sostenuto.
Ai più attenti torna un tratto che appartiene anche alla sua traiettoria pubblica: la legalità
come pratica, come esercizio continuo, come qualcosa che si misura sul terreno. Non una parola da scrivere su uno striscione, ma una gestione. Il colonnello Arena è il punto più scoperto. Crede nei valori che rappresenta – onore, disciplina, patria – e insieme vede come funzionano nella pratica. Continua a svolgere il suo ruolo, ma con uno scarto interno che si allarga. Arena non è un doppio diretto. È qualcosa di più preciso. È il punto in cui l’adesione ai valori incontra la loro complessità. Chi vive dentro le istituzioni impara presto che vedere e agire non coincidono.
La metafora
Il romanzo poi cambia ancora. Smette di essere una trama da seguire. Diventa una storia da sostenere. Sostenere il peso di una verità quando comincia a produrre conseguenze. È qualcosa che nel libro si vede nei tempi, nelle esitazioni, nei silenzi. E che fuori dal libro, nel passato recente, ha avuto altre forme. Un piano paesaggistico che ridisegna il rapporto tra territorio e potere. Una legge sulla legalità che prova a trasformare un principio in pratica quotidiana. Una firma sotto decisioni che non chiudono i conflitti, li espongono. Una linea tenuta su questioni come l’energia o l’industria. Gesti amministrativi, sulla carta. Scelte politiche, nella realtà.
La traiettoria pubblica di Michele Emiliano passa anche da qui: dal punto in cui governare significa assumersi il costo delle conseguenze. Senza nascondersi o rimandarle. È allora che L’alba di San Nicola torna a farsi sentire. Nei tempi che si allungano, nelle parole che vengono scelte con cautela. Nel modo in cui ogni passo sembra già pensato per le sue conseguenze. I personaggi continuano a muoversi dentro l’indagine, ma qualcosa è cambiato. Non cercano più soltanto una risposta. Cercano una forma. Una forma che permetta alla verità di esistere senza far crollare tutto il resto. È qui che la storia di Anna si restringe e si allarga allo stesso tempo. Resta lì: è il punto di pressione dove tutto si concentra, la prova, il sospetto, il limite.
Alla fine dei giochi, se c’è un muretto da saltare, è sul tratto di strada dove una verità diventa un peso e qualcuno decide, comunque, di non lasciarla cadere.
Bari, maggio 1911. È l’alba del giorno dopo la grande festa di San Nicola quando, su una spiaggetta cittadina, viene ritrovato il corpo di una ragazza uccisa da una coltellata netta al cuore. Stretto nella mano, un indizio inquietante: un bottone militare con il monogramma del re. Il sospettato perfetto è il giovane pescatore Sabino Lepore, amico d’infanzia della vittima, Anna: ne era innamorato e soprattutto è povero, impulsivo, senza difese. Ma il maresciallo Michelangelo Piemontese, cresciuto a Bari Vecchia negli stessi vicoli del presunto assassino, non ci sta a quella verità precostituita. A chi appartiene quel bottone e chi è il misterioso tenente Massimo Sella, che forse era con Anna quella sera ma che non avrebbe dovuto nemmeno trovarsi a Bari? Per opporsi a un esito già scritto, Michelangelo va a cercare fino a Napoli un’alleata: Maria, brillante avvocatessa e amica di Anna, una donna abbastanza conturbante e libera da preoccupare non poco Concetta, moglie del maresciallo. Dal momento in cui Maria e suo padre compaiono in aula per prendere la difesa di Sabino, le carte in tavola cominciano a cambiare, rivelando una scia di omissioni, minacce e segreti che conducono verso la basilica di San Nicola, verso i palazzi del re e perfino oltre il mare, dove l’Italia prepara la guerra alla Libia. Tra intrighi internazionali e colpi di scena giudiziari, donne coraggiose e uomini divisi tra dovere e diritto, prende forma un legal thriller appassionante e originale, che scava nel cuore oscuro dell’Italia di inizio Novecento. Un racconto che parla di giustizia sociale e politica, di Nord e di Sud, del pericolo che il potere diventi un’arma e la libertà un lusso.
Percorso di domande:
PRIMA:
Bari, 1911. Non è solo un omicidio. È un esperimento di giustizia.”
Parto da qui, perché il romanzo di Michele Emiliano non racconta semplicemente la morte di Anna, ma mette in scena il modo in cui una società decide chi è colpevole.
Il fatto: una ragazza viene trovata morta dopo la festa di San Nicola, con un bottone militare in mano.
E già qui il testo ci orienta: non è un delitto qualsiasi, è un delitto che tocca il potere.
Il bottone militare diventa simbolo del potere.
Il rapporto tra giustizia e potere, e giustizia e politica? Michele, la verità può essere manipolata per proteggere interessi più grandi?
SECONDA:
Le figure femminili del libro, le racconti con una bellezza e una forza narrativa unica.
* ANNA, è la vittima, ma anche il nodo del mistero;
* MARIA, è la donna moderna, autonoma, giuridicamente attiva, capace di andare oltre le rappresentazioni del tempo e del contesto…” quando vuoi scegliere devi sapere che puoi sbagliare…”
* CONCETTA, è la donna dell’intuito femminile per eccellenza.
Quanto c’è di autobiografico nel testo e nella descrizione delle figure femminili e quanto invece di costruzione narrativa?
TERZA:
Il libro non propone una teoria politica sistematica, ma una ricerca di senso. La politica viene vista come tentativo di ricostruire legami, fiducia e appartenenza in una società che rischia continuamente la frammentazione. Tu, Nel libro Michele cerchi una luce possibile dentro le contraddizioni della politica contemporanea.
Ti chiedo: personalmente, dopo anni nelle istituzioni, è più forte la fiducia nell’uomo o la disillusione?”
ULTIMA DOMANDA:
Nel tuo libro Bari e il Sud non appaiono come periferia, ma come luogo di identità e comunità.
Secondo te il rapporto tra Nord e Sud in Italia è ancora segnato da una distanza culturale prima ancora che economica?” Sul rapporto Nord-Sud, chi decide? Chi subisce?
Spazio alle domande…. Poi firma copie e foto.
Grazie




