Dopo due settimane di articoli dedicati alla sua famiglia, il sindaco di Apricena Antonio Potenza affida a un comunicato la propria replica. Contesta il metodo e chiede che venga indicato con chiarezza quale sarebbe il fatto illecito, sostenendo che non vi siano reati o atti amministrativi a vantaggio di imprenditori. Potenza annuncia inoltre di aver dato mandato ai suoi legali e rivendica il diritto di svolgere attività imprenditoriale, affermando di dovere risposte ai cittadini che lo hanno eletto.
“𝐋𝐀 𝐅𝐎𝐑𝐙𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐏𝐀𝐑𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐋𝐄𝐆𝐀𝐋𝐈𝐓𝐀̀
Da due settimane un giornale di Foggia dedica le sue prime pagine alla mia famiglia. Non alla mia amministrazione, non ai miei atti di Sindaco. Alla mia famiglia.
Ho aspettato a rispondere. Volevo vedere dove sarebbe arrivata la cosiddetta inchiesta.
È arrivata dove arrivano tutte le inchieste senza inchiesta: a un punto interrogativo.
Il metodo lo conosciamo. Si prende un fatto pubblico, lo si stampa a caratteri cubitali e lo si chiama rivelazione.
Si prendono documenti depositati in un registro, consultabili da chiunque, e li si chiama segreti. Si prendono operazioni fatte davanti a un notaio e le si chiama ombre. Poi si chiude ogni articolo con una domanda, perché la domanda non si querela e il sospetto non si smentisce. Si costruisce così, un giorno dopo l’altro, un’atmosfera. E l’atmosfera non ha bisogno di prove.
Chiedo allora al giornale quello che il giornale non ha mai scritto in due settimane di titoli: qual è il fatto illecito? Dov’è il reato, l’appalto, l’euro pubblico, l’atto firmato dal sindaco a vantaggio dell’imprenditore? Non c’è. Lo dico nel modo più semplice possibile: non c’è. Se ci fosse, lo avrebbero scritto in prima pagina il primo giorno, con il titolo grande, e non avrebbero avuto bisogno di 10 giorni di domande.
Resta quello che c’è davvero: un sindaco che fa l’imprenditore, come faceva prima di essere eletto e come farà quando non lo sarà più. Nella mia città, dove tutti sanno chi sono, cosa faccio e da quanto tempo. Nel settore privato, con il mio nome, non con quello di altri. Per qualcuno questo è già una colpa. Me ne faccio una ragione.
Un’ultima cosa. Chi scrive sa benissimo dove si risponde quando si ha una notizia di reato: in Procura, non in redazione. Finché la scelta sarà il titolo e non la denuncia, so quale valore dare a quei titoli. E lo sanno anche i lettori.
Per le righe, che non sono cronaca ma insinuazione, ho dato mandato ai miei legali. Lo dico una volta e basta.
Il resto lo dico ai cittadini di Apricena, che mi conoscono da tanti anni e che mi hanno giudicato quattro volte. Sono loro, unitamente ai tanti cittadini che mi conoscono gli unici cui devo risposte, e sono gli unici che le avranno sempre.”
Antonio Potenza




