Andare in tendenza sui social per un giorno, con decine di migliaia di interazioni e commenti da tutta Italia, ma per una vicenda che difficilmente può rappresentare un motivo d’orgoglio. È quanto accaduto ad Apricena, dove l’amministrazione comunale, la Polizia Locale e, in particolare, l’assessore con delega al benessere animale Bianca Matera sono finite al centro di un’ondata di polemiche dopo il caso del cane che, secondo le testimonianze raccolte, avrebbe vissuto per circa tre anni relegato su un balcone, tra escrementi e condizioni igienico-sanitarie gravemente compromesse.
A portare la vicenda all’attenzione nazionale è stato Enrico Rizzi, influencer e attivista per i diritti degli animali, seguito da oltre 766 mila persone sulla sua pagina Facebook. Dopo aver raccolto per ore le segnalazioni di volontari e cittadini, Rizzi aveva annunciato il proprio arrivo ad Apricena per documentare la situazione. Proprio mentre era in viaggio, però, è scattato un intervento con Carabinieri, Polizia Locale e Servizio Veterinario della ASL che ha portato al sequestro dell’animale, ora affidato a un’associazione animalista del territorio.
Una notizia positiva per il cane, che finalmente ha lasciato quel balcone ed è stato accolto nel canile, ma che ha aperto interrogativi ben più profondi. Lo stesso Rizzi ha posto una domanda destinata a rimanere al centro del dibattito: se l’intervento è stato possibile nel giro di poche ore, perché sarebbe stato necessario attendere tre anni nonostante le numerose segnalazioni?
Secondo quanto riferito dall’attivista e da diversi volontari, la Polizia Locale avrebbe effettuato anche sopralluoghi nei mesi scorsi, limitandosi però a documentare la situazione senza arrivare alla rimozione dell’animale. La giornata si è conclusa con il deposito di una denuncia ai Carabinieri. Rizzi ha annunciato di aver denunciato il proprietario del cane per maltrattamento di animali, la Polizia Locale per presunte omissioni d’atti d’ufficio e di aver chiesto alla Procura di acquisire anche le relazioni del Servizio Veterinario della ASL per verificare eventuali ulteriori responsabilità. Saranno naturalmente gli organi inquirenti ad accertare se vi siano state condotte penalmente rilevanti.
Nel tentativo di rispondere alle accuse, il Comune di Apricena aveva pubblicato un post sulla propria pagina istituzionale. Quel contenuto, tuttavia, è stato successivamente rimosso. Una circostanza immediatamente evidenziata da Rizzi, che ha pubblicato lo screenshot del messaggio prima della cancellazione, alimentando ulteriormente le polemiche e trasformando quella che poteva essere una replica istituzionale in un vero e proprio boomerang comunicativo.
Non è andata meglio con il successivo videomessaggio dell’assessore Bianca Matera. Un intervento che avrebbe dovuto chiarire la posizione dell’amministrazione, ma che, secondo molti osservatori e numerosi commenti comparsi sui social, non ha dissipato i dubbi sulla gestione della vicenda. Al contrario, il filmato è apparso più orientato a rivendicare l’operato dell’amministrazione che a fornire risposte puntuali sulle segnalazioni, sui controlli effettuati negli ultimi anni e sulle ragioni per cui il cane sarebbe rimasto così a lungo in quelle condizioni.
È proprio questo l’aspetto che rischia di pesare maggiormente sull’immagine dell’ente. Una pagina istituzionale, finanziata con risorse pubbliche, dovrebbe avere come priorità quella di informare i cittadini in modo trasparente e documentato, evitando toni celebrativi o contenuti che possano essere interpretati come strumenti di promozione politica. In una vicenda tanto delicata, la cancellazione di un post e la diffusione di un video percepito da molti come autoassolutorio hanno finito per aggravare una crisi comunicativa già evidente.
La vicenda lascia anche una riflessione più ampia. La tutela degli animali non può dipendere dall’arrivo di un influencer o dalla pressione dei social network. Le istituzioni hanno il dovere di intervenire quando emergono situazioni di possibile maltrattamento, indipendentemente dalla visibilità mediatica del caso. Se per salvare un animale è necessario che una storia diventi virale, significa che qualcosa nel sistema, al di là delle eventuali responsabilità individuali che saranno accertate, merita una profonda riflessione.
Per Apricena resta una giornata che difficilmente verrà dimenticata. Una storia che ha acceso i riflettori nazionali non sulle eccellenze del territorio, ma su una vicenda che rappresenta un pesante danno d’immagine per le istituzioni cittadine.




